Patrizio Bertelli: Prada

Nonostante l’Italia, già nel secolo scorso, annoverasse tra le sue file i più grandi maestri dello styling mondiale, a lungo la moda è stata associata a semplice forma d’arte e all’artigianato. In questi ultimi anni il fashion system sta offrendo, come pochi altri settori, un contributo fondamentale al sostegno dell’economia del nostro paese.

Oggi sono molti i geni creativi che continuano a esportare il made in Italy attraverso solide ed importanti aziende. Costoro sono stati artefici delle proprie fortune e di quelle delle proprie aziende, partendo semplicemente dalla personale vena artistico – creativa. Tutti tranne uno.

Siamo orgogliosi di presentarvi “il Toscano” che ha rivoluzionato il modo di operare nel campo della moda, coniando un nuovo modello di fare impresa.

Se con la parola imprenditore vogliamo intendere uomini che attraverso il proprio ingegno e lavoro, creano ricchezza e occupazione, senza “aiutini esterni” e che non cedono alla tentazione di semplici attività finanziarie – speculative, allora probabilmente siamo di fronte a uno dei più grandi imprenditori italiani di sempre.

Patrizio Bertelli, l’uomo destinato a segnare l’immaginario collettivo della moda, nasce ad Arezzo il 6 aprile del 1946. Poco più che ventenne fonda, nel 1967, la sua prima azienda di pelletteria.

Prada’s Chief Executive Patrizio Bertelli (L) poses with his wife, fashion designer Miuccia Prada, after attending a fashion show as part of an investors launching presentation ahead of Prada’s IPO in Hong Kong June 7, 2011. Italian fashion house Prada is pricing its initial public offering in Hong Kong to raise up to $2.6 billion and give the maker of luxury bags and Miu Miu dresses a higher valuation than its European peers. REUTERS/Bobby Yip (CHINA – Tags: FASHION BUSINESS) – RTR2NE6C

Dieci anni dopo, quando la sua attività si era ormai espansa e riunita sotto la sigla Pellettieri d’Italia Spa, conosce Miuccia Prada, proprietaria del negozio di Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, aperto dal nonno nel 1913. Ebbe così inizio quella collaborazione prolifica e duratura, tanto in ambito lavorativo quanto in ambito personale. Una storia di sinergica armonia e di successo, di due personaggi profondamente diversi tra loro, ma complementari. Uno di quei pochi esempi di “interazione perfetta, di scambio senza prevaricazione, di sintonia nella sostanza”.

Nel 1987, il giorno di San Valentino, convolarono a nozze, mentre all’anno prima risale l’apertura del primo negozio a New York. Si può considerare quello l’inizio dell’iperbole di Patrizio e del Gruppo Prada.

Oltre diecimila il numero dei dipendenti diretti e oltre il doppio quelli dell’indotto.

Numeri che consacrano Bertelli, nella classifica di Forbes, come uno tra gli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio stimato di 6,7 miliardi di dollari.

La ricchezza è l’inevitabile conseguenza del genio di quest’uomo, ma non è la cosa che di lui più ci incuriosisce e affascina.

Osservando il suo lavoro, pare che il suo segreto sia semplice: idee chiare, visione, determinazione, metodo, rigore, disciplina, genialità e cura maniacale del dettaglio, valori considerati prima di lui semplicemente antitetici.

“Il Bertelli”, come ama chiamarlo la signora Miucca, ha una personalità dirompente, che diviene fonte dispensatrice di energia, alla quale tutti i componenti della azienda attingono.

Oggi Prada costituisce uno di quei rari casi dove l’azienda acquisisce un’anima. Appartenere al gruppo Prada è divenuto un modo di essere, un vero e proprio stile di vita. La perfezione che rappresenta il massimo valore estetico è qui ricercata costantemente, quasi in modo ossessivo, ma percorrendo la strada della semplicità.

Tutto ciò è simbolicamente sintetizzato nella laurea honoris causa in economia aziendale, ricevuta nel 2000 dall’Università degli Studi di Firenze, con la seguente motivazione:

“Ha saputo coniugare in modo eccellente taluni aspetti del modello dell’imprenditore tradizionale con aspetti propri dei modelli manageriali più moderni”.

Oltre al lavoro, l’altra sua sconfinata passione è per il mare. Appassionato ed esperto velista negli anni Settanta, già armatore del Nyala, mitico 12 metri S.I., del ’39, è divenuto noto al grande pubblico come il Patron di Luna Rossa. Quattro edizioni dell’America’s Cup, tre finali di  Vuitton Cup, una vinta nel 2000. Dal 2012 il suo nome è iscritto, primo italiano della storia, nell’albo d’oro dell’America’s Cup Hall of Fame.

Un personaggio straordinario, dall’intelligenza sopraffina. Ma la riconoscenza maggiore certamente sta nel merito di aver creato ed insegnato un prezioso metodo di lavoro, che rimarrà come patrimonio inestimabile a disposizione delle generazioni a venire.

Cover Photo: Mattia Balsamini

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